20110723

Dirigenti locali, sanatoria

Il Sole 24 Ore Gianni Trovati MILANO gianni.trovati@ilsole24ore.com
Approvato il decreto correttivo della riforma della Pubblica amministrazione
Meritocrazia «congelata» e annullata negli enti con pochi dipendenti.
Si allargano le maglie per i dirigenti a tempo degli enti locali, la distinzione del personale in fasce di merito è definitivamente rimandata a data da destinarsi e tramonta del tutto negli enti che contano fino a 15 dipendenti o 5 dirigenti, mentre si precisa l’immediata applicabilità del nuovo sistema di relazioni sindacali, senza aspettare la prossima tornata contrattuale.

Sono i contenuti del restyling della riforma del Pubblico impiego portato dal Dlgs correttivo approvato in via definitiva ieri dal consiglio dei ministri. Sul versante degli incarichi dirigenziali, enti locali e Regioni escono definitivamente dal tetto fissato dalla riforma Brunetta, che impediva di assegnare posti dirigenziali a tempo in numero superiore all’8 per cento dell’organico dirigenziale di ogni ente. Alle amministrazioni territoriali si applicherà un nuovo limite, al 18% (si veda «Il Sole 24 Ore» del 14 luglio), ma il passaggio in consiglio dei ministri ha aggiunto un nuovo tassello, nonostante l’opposizione di Via XX Settembre: i contratti già siglati, anche se in sovrannumero rispetto ai tetti fissati dalla riforma, proseguono tranquillamente per la loro strada fino alla scadenza naturale. Un modo per togliere definitivamente d’impaccio le tante amministrazioni, compresi grandi Comuni come Milano a Roma, con una dotazione di dirigenti a tempo decisamente superiore a quella prevista dalle nuove regole. Il correttivo interviene nuovamente anche su un altro dei pilastri della riforma, quello della divisione in fasce di merito del personale, per assegnare un salario accessorio differenziato in base alle «pagelle» ottenute in termini di produttività. La graduatoria del merito scompare definitivamente in tutti gli enti, locali e centrali, di piccole dimensioni: il personale eviterà le fasce quando gli organici conteranno fino a 15 persone, mentre per i dirigenti l’addio scatta quando non sono superiori a cinque. Anche negli altri enti, però, per vedere le graduatorie meritocratiche, si dovrà attendere: traducendo in legge lo stop di fatto già previsto nell’intesa con i sindacati del 4 febbraio scorso (che però riguardava solo la Pubblica amministrazione centrale), il correttivo spiega che la distinzione in fasce partirà solo con i prossimi rinnovi contrattuali. Il blocco degli stipendi pubblici previsto dalla manovra 2010 aveva già complicato l’applicazione di questo sistema, e l’accordo del 4 febbraio ne era la conseguenza immediata: l’incrocio con la nuova manovra, che prefigura un altro allungamento dello stop ai contratti (possibile fino al 2017), rischia però di far finire in cantina le fasce, a tempo quasi indeterminato. «In ogni caso – precisa però la nuova norma – deve essere garantita l’attribuzione selettiva» delle risorse accessorie. Confermata, infine, l’applicazione immediata delle nuove regole che assegnano maggiori poteri ai dirigenti e sottraggono l’organizzazione degli uffici alla concertazione con i sindacati.

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