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Tablet, web (e non solo): qual è l'età giusta per iniziare?

Un bambino americano tra i 4 e i 5 anni gioca ai videogame attraverso un dispositivo mobile. Uno su due va online tutti i giorni. E in Italia la situazione è più o meno la stessa. Come gestire il fenomeno? E quali limiti dare? I consigli degli esperti

di Carola Frediani - SKYtg24 29 agosto 2011


È una scena sempre più frequente: una coda in un ufficio, il bambino che scalpita, e il genitore che gli passa in mano, con aria furtiva, il proprio iPhone. O l'iPad. O qualche altro gadget di ultima generazione. Il piccolo lo afferra, e mettendosi a manipolarlo con grande confidenza finalmente si placa. Tutto è bene quel che finisce bene? L'interrogativo è d'obbligo in una società in cui l'uso di smartphone, lettori multimediali, tablet, mini-laptop e console portatili è sempre più diffuso e capillare. Tra gli adulti, in primis, ma inevitabilmente anche tra i bambini. Gli americani lo chiamano "passback effect", intendendo la facilità con cui i genitori di oggi tendono a sedare i figli annoiati affibbiando loro un apparecchio elettronico. Ma ovviamente il fenomeno è anche il frutto di una trasformazione sociale che vede le tecnologie digitali permeare a 360 gradi il nostro mondo.


I DATI - Basti pensare che negli Stati Uniti il 50 per cento dei bambini tra i 6 e i 9 anni va online tutti i giorni. E che il 20 per cento di americani tra i 4 e i 5 anni di età gioca ai videogame attraverso un dispositivo mobile. Altri studi dimostrano che l'utilizzo di cellulari tra bambini è sempre più diffuso, e che da qui a breve l'età si sposterà sempre più in basso, tanto che dovremo aspettarci un utilizzo di questi dispositivi non solo da parte di chi frequenta le elementari, ma anche di chi ancora deve compiere sei anni. A fare la differenza, e a spingere in questa direzione, è stata la rivoluzione del touch. Dall'iPhone in poi l'interazione con i gadget non è più la stessa. La Pbs, tv pubblica americana, ha condotto uno studio in cui ha monitorato 90 bambini tra i tre e i sette anni mentre interagivano con l'iPod touch per la prima volta e giocavano con alcune app educative. I risultati mostrano una sconcertante velocità di apprendimento nell'utilizzo del gadget e dunque anche nella fruizione dei contenuti. Ma basta anche digitare “iPad baby” su YouTube per vedere saltare fuori un'impressionante fila di video amatoriali in cui i genitori riprendono i propri bimbi, spesso di età inferiore ai due anni, mentre interagiscono felicemente con il tablet della Apple.


IL BOOM DELLE APP PER BAMBINI - Per Eric Klopfer, direttore di un programma su tecnologie ed educazione al MIT di Boston, l'interfaccia dei sistemi operativi della Mela morsicata (ma anche di Android) aiuta i piccolissimi a connettersi più velocemente con giochi e altre attività digitali. Al contrario del mouse che risulta meno intuitivo (anche se una ricerca dimostra che a 5 anni si è perfettamente in grado di imparare ad utilizzarlo. Non a caso la sezione di app dedicata a utenti giovanissimi è sempre più ricca: si va da giochini che richiedono di associare forme e colori come Monkey Launchbox, a puzzle digitali interattivi come Tozzle, al sempreverde repertorio sui versi degli animali (Animal Fun). Tanto che in rete esistono siti, come SmartAppsforKids.com, dedicati esclusivamente alla recensione di app per bambini. Mentre proprio in questi giorni negli Stati Uniti viene lanciato un tablet per utenti dai 4 ai 9 anni: lo produce la LeapFrog, azienda specializzata in giochi educational.


I RISCHI - Ma quali sono le conseguenze di una simile esposizione ad apparecchi multimediali? E come gestirla? Per Gwenn O'Keeffe, pediatra specializzata nell'utilizzo di media da parte dei bambini, il contenuto fa poca differenza: sotto i 5 anni lo schermo è comunque deleterio, perché priva il bambino di un contatto visivo con le persone, e quindi di una risposta emozionale. Mentre per il già citato Klopfer, se i monitor dei gadget sono bocciati quando sostituiscono il tempo passato a giocare nel mondo fisico, vengono tuttavia promossi nel caso in cui rimpiazzino la tv. Che, in effetti, da chi critica l'utilizzo di tecnologie da parte dei bambini, viene spesso dimenticata.

CAMBIARE APPROCCIO
- La quantità dell'esposizione resta comunque un fattore decisivo: bambini in età scolare che passano troppo tempo a videogiocare - ha concluso uno studio pubblicato sul giornale medico Pediatrics - rischiano di ridurre o di non sviluppare abbastanza la capacità di relazionarsi con altri, le cosiddette competenze sociali (social skills). “E' vero, l'età si sta abbassando sempre di più – conferma a Sky.it Caterina Policaro, insegnante, nota blogger ed esperta di nuove tecnologie – ma forse bisognerebbe anche cambiare approccio. Invece che censurare, l'adulto dovrebbe mostrare al ragazzino anche le altre funzioni di una tecnologia, per fargliela usare in maniera più costruttiva. Lo vedo con i miei studenti, che stanno ore su Facebook ma poi non riescono a scrivere un documento o a caricare una foto in PowerPoint”. Far capire insomma ai giovani utenti il valore – anche conoscitivo – di quello che hanno in mano, si tratti di un cellulare, un iPad o un computer. Evitando così non solo il rischio di fare brutti incontri, o di sviluppare forme morbose di dipendenza da una tecnologia, ma anche di incappare in più veniali inconvenienti, come la possibilità che il proprio bambino, giocando innocentemente con una app, spenda migliaia di euro senza che nessuno se ne accorga.

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