20180105

La Grande Guerra Patriotica

Recensione del libro di Enrico Vigna

Oggi si sa, si sa tutto, ci sono i documenti scritti, le interviste rilasciate, gli archivi desecretati, le ricerche degli storici!


Oggi si sa, si conosce, ma non si ricorda nulla!

In assenza di ricordi, trionfano il silenzio, le mistificazioni, il “se ne sentono tante”.

Oggi si sa, nei minimi dettagli, che nella II guerra mondiale l’intervento degli alleati sul fronte occidentale fu ritardato di proposito per sfiancare la Russia, allora URSS (Unione Delle Repubbliche Sovietiche).


L’URSS, mobilitò tutta la sua popolazione e con un costo umano enorme, vinse la Germania hitleriana e salvò se stessa e l’intera umanità dal nazismo costringendo l’esercito germanico a firmare la resa alle ore 24.00 dell’8 Maggio 1945.


Benigni con il film “La vita è bella” si aggiudicò l’Oscar perché il carro armato che arrivò a Berlino, portava le insegne degli USA, invece che della stella rossa. Così, con un falso storico, si prese il premio e anche la responsabilità di propagandare nel mondo una menzogna.


Non si tratta di essere vincolati ad una concezione ideologica, non si tratta di essere di parte, si tratta semplicemente di dire la verità.


E la verità è quella di una nazione che ha resistito e ha vinto una impari battaglia mobilitando tutta la sua popolazione, che, superando le profonde divisioni al suo interno, si unì per difendere la sua terra, la sua nuova e vecchia cultura, la sua unificante religione.


Hanno salvato la loro patria e hanno salvato il mondo intero, anche il nostro mondo “libero”.


Allora dobbiamo riconoscere, indipendentemente dai nostri credi politici o religiosi, ma semplicemente con onestà intellettuale, l’intelligenza e la lungimiranza dei dirigenti politici, militari e religiosi di quel tempo, che guidarono e organizzarono l’argine all’avanzata delle possenti truppe tedesche fino a ottenere la loro definitiva sconfitta.


Sono passati 100 anni dalla rivoluzione che destituì lo Zar e portò i bolscevichi al potere facendo uscire la Russia dalla grande carneficina della I guerra mondiale.


Sono passati 72 anni dalla fine della II guerra mondiale, che per i sovietici prima, e per i russi oggi, è sempre stata la “Grande Guerra Patriottica” e la Grande Guerra Patriottica è proprio il titolo del libro di Enrico Vigna che qui vogliamo presentare.


L’autore ci porta direttamente alla realtà dei fatti e alla verità accertata della storia, infatti, gli avvenimenti sono presentati privi di commenti ideologici, basati su fatti innegabili accompagnati dalle considerazioni documentate, da parte dei più importanti attori del conflitto.


Enrico Vigna non è uno storico di professione ed il suo libro non è un trattato di storia: è qualcosa di più, è un lavoro “nella storia” che ci informa e documenta con scritti autentici, fotografie e manifesti dell’epoca e ci fa immergere in un clima ed in una realtà, ai più, sconosciuta.


Il libro tratta, rapidamente, ma mai superficialmente, le vicende salienti dei quattro anni e un mese di guerra, iniziando dall’operazione Barbarossa, cioè l’attacco proditorio delle truppe naziste all’Unione sovietica del 23 giugno 1941 fino alla firma della resa della Germania hitleriana che avvenne, come già scritto sopra, alle ore 24.00 dell’8 maggio 1945.


Precisa è la documentazione tecnico-militare a proposito del tipo e del numero dei mezzi militari impiegati, delle formazioni degli eserciti in campo, del numero dei morti, feriti e dispersi. Ci ricorda le cifre impressionanti delle vittime e della diversità del tributo di vite umane delle principali forze in campo: 26 milioni i morti dell’Unione Sovietica, 13 milioni e seicentomila i morti tedeschi, 400mila gli statunitensi, 370mila gli inglesi.


Notevoli nel testo le numerose dichiarazioni di politici, militari, religiosi, storici e giornalisti dell’epoca, relative al ruolo dell’armata rossa; citerò solo una frase di Truman che è veramente l’essenza della spregiudicatezza e del cinismo, del resto ancor oggi, caratteristiche della classe politica, militare e giornalistica americana.


Il 24 giugno 1941, esattamente il giorno successivo all’invasione nazista dell’URSS, l’allora vicepresidente degli USA Harry Truman (diventato poi presidente dal 1945 al 1953) dichiarò al New York Times: “Se vedremo che la Russia sta vincendo, dovremo aiutare la Germania, se vedremo che la Germania sta vincendo dovremo aiutare la Russia, lasciando, in questo modo, che si ammazzino a vicenda nella maggior misura possibile”.


Di estremo interesse, sia per gli studiosi, sia per le persone amanti della verità, le parti del libro riguardanti il ruolo delle donne e quello della Chiesa Ortodossa Russa


nella partecipazione attiva alla Grande Guerra Patriottica.


Si tratta di ruoli conosciuti solo agli storici di professione e a pochi cittadini “curiosi”, perché la propaganda ideologica, dal 1945 a oggi, ha sempre teso a sminuire e a marginalizzare l’importanza, sia del numero, sia delle azioni, di questi due importanti elementi della società sovietica.


Più di un milione di donne, alcune giovanissime, si arruolarono nell’Armata Rossa, furono impiegate, prima nelle immediate retrovie del fronte e poi, nel giro di qualche settimana, la loro partecipazione si estese a tutto campo nelle attività militari nella difesa del territorio: dalla sanità alla contraerea, dalla marina all’aviazione, dalla fanteria allo spionaggio.


Le donne russe capirono immediatamente che il regime aggressore nazista aveva l’intento di annientare l’intero popolo russo e che quindi era necessario arruolarsi per difendere con le armi la propria famiglia, la patria e poter salvare la loro identità culturale e spirituale e le conquiste, che la rivoluzione bolscevica aveva a loro portato, come lavoratrici, studentesse e cittadine.


L’autore oltre a illustrare il compito delle donne nella guerra e le motivazioni che le fecero divenire, in così grande numero, valenti combattenti, ci presenta le biografie di tredici donne che si distinsero in atti d’audacia e di eroismo.


La Chiesa Ortodossa Russa ha una storia lunga e complessa, normalmente si fa risalire al 1054 la sua genesi (il cosiddetto scisma d’Oriente), ma già nel 398 con il problema dell’arianesimo, iniziarono le dispute che nel corso dei secoli portarono poi allo scisma fra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente. Non è questa la sede e del resto non ho le competenze per approfondire il tema ma, ciò che si può dire è che con la rivoluzione bolscevica ci fu una contrapposizione molto aspra tra Stato e Chiesa Ortodossa, sfociata in persecuzioni fortissime contro i preti e con distruzione d innumerevoli luoghi di culto. Si deve a questo proposito ricordare che in quel tempo era vivo, nella memoria nelle masse, l’appoggio che i vertici della Chiesa Ortodosso dettero alle politiche vessatorie dello Zar. L’atteggiamento dei vertici dello Stato Sovietico mutò nel frangente dell’attacco nazista.


Stalin per primo capì che era indispensabile fondere in un unico corpo, il popolo sovietico e la Chiesa Ortodossa Russa, per difendersi e diventare una forza militarmente invincibile. Questa svolta nella linea politica sovietica fu ufficializzata nel discorso radiofonico che Stalin fece il 3 luglio 1941 in cui si rivolse al popolo iniziando in questi termini: “ Compagni, cittadini, fratelli e sorelle…….”.


La Chiesa Ortodossa Russa si mobilitò immediatamente; innumerevoli furono i preti che entrarono nell’esercito, sia come cappellani sia come soldati combattenti, distinguendosi per abnegazione ed eroismo. Le comunità parrocchiali iniziarono una grande raccolta di denaro che raggiunse cifre elevatissime, contribuendo addirittura a donare all’esercito un’intera colonna di carri armati che fu chiamata “colonna Dimitry Donskoy”.


Anche su questo tema, il libro è ricco di documentazione, con innumerevoli e inedite dichiarazioni di metropoliti, arcipreti e patriarchi della Chiesa Ortodossa Russa.


Ci sono poi nel libro alcune pagine dedicate alla storica battaglia di Stalingrado, oggi Volgograd, dove L’autore ci ricorda, con il corredo di splendide fotografie, la terribile battaglia che rovesciò le sorti della guerra e portò l’URSS di vittoria in vittoria fino a Berlino.


Un ricordo toccante è poi dedicato alla storica partita di calcio avvenuta a Kiev il 9 agosto 1942, partita giocata fra la squadra START FC fatta dai prigionieri ucraini, ex giocatori, e il FLAKELF, squadra formata da ex giocatori tedeschi tutti soldati della Luftwaffe. Questa rievocazione con i suoi aspetti eroici e tragici ci riporta alla situazione odierna dell’Ucraina governata da forze politiche che si rifanno al nazismo e perseguitano la popolazione russa del Donbass.


Altro contenuto notevole del libro di Enrico Vigna sono le immagini: le fotografie e i manifesti frutto di un grande lavoro di ricerca dell’autore.


Le fotografie sono in gran parte inedite, molte in bianco e nero, quelle d’epoca e le altre, quelle più recenti, a colori.


Le immagini fotografiche sono un altro libro nel libro; ci rendono un’atmosfera che non ha bisogno di parole, bastano i sorrisi, le posture dei soggetti rappresentati, colti con una naturalezza che aiuta a capire quegli attimi irripetibili fermati per sempre .


Altra particolarità sono i bellissimi e numerosi manifesti di propaganda con lo stile del “realismo sovietico” che, anche in questo caso, come per le fotografie, non hanno bisogno di parole, costituiscono nella loro successione un percorso di stimolo e di resistenza che permette la comprensione dello sforzo bellico e umano che animò la popolazione russa.


Unico rilievo che faccio a Vigna è che sarebbe stato agevole avere la traduzione delle scritte dei manifesti, del resto in questo libro si ha già molto, non si può avere tutto!


Ultimissima nota: i proventi della vendita di questo libro saranno interamente usati per il progetto SOS DONBASS, CISDU: Progetto SOLIDALE “HURA”; com’è con chiarezza illustrato nelle ultime pagine del libro.


Buona lettura.


Luigi Cecchetti



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