20150827

Marc Chesney: La Grecia, vittima tra le altre della "dittatura finanziaria"


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La Grecia è certo in preda alla corruzione, ma la stessa Europa non è esente da gravi problemi. In che modo l'attuale presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker può intimare alla Grecia di ridurre il suo deficit, mentre per anni il paese che dirigeva, il Lussemburgo, ha permesso a società attive in Grecia di praticare l'evasione fiscale a spese della Repubblica ellenica? È una farsa.
Questa evasione fiscale praticata su larga scala da una piccola minoranza è una delle principali cause della rovina dello Stato. Non dimentichiamo che in Grecia l'imposta sui salari è prelevata alla fonte. Ma visto che le paghe sono basse, molte persone hanno più lavori e una parte importante dei redditi proviene dall'economia informale. La base imponibile è dunque nettamente insufficiente.
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La banca Goldman Sachs ha manipolato i conti – mediante uno swap di titoli – per permettere alla Grecia di mascherare parte del suo debito. Questo paese è riuscito ad ottenere dei crediti che non figuravano nella contabilità nazionale utilizzando un cambio euro-dollaro sulla base di un corso fittizio. È una prassi corrente, che mostra come l'innovazione in campo finanziario è senza limiti.
Questa montatura ha permesso alla Grecia di rispettare, per lo meno in apparenza, i criteri di Maastricht. Per inciso, la banca ha intascato quasi 300 milioni di euro di commissioni. E l'attuale presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che tra il 2002 e il 2005 è stato vice-presidente della Goldman Sachs Europa, non ha mai denunciato pubblicamente queste operazioni.
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Oggi s'impone una revisione del debito.
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Un debito è illegittimo se è stato contratto contro gli interessi della popolazione e con la piena consapevolezza da parte dei creditori.
D'altronde Berlino sa come funziona, visto che nel 1953 oltre il 50% del debito tedesco è stato annullato nell'ambito dell'accordo di Londra.
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Il settore finanziario è sempre più lontano dall'economia reale e le banche centrali falsano ancora il gioco, inondando i mercati di liquidità
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In teoria, la borsa dovrebbe essere il luogo in cui si finanziano le imprese. Ad esempio, nel 2011 in Francia le aziende hanno attinto solo al 5,4% dei loro capitali. Dieci anni prima, la quota era del 27%.
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Non siamo più di fronte al liberalismo. Riportare a galla delle banche "too big to fail" con fondi pubblici, come fanno gli Stati, è contrario alla dottrina liberale, secondo cui chi prende dei rischi deve assumersene la responsabilità.
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Prima di tutto bisogna rimettere la finanza a servizio dell'economia. Ciò implica effettivamente una forte diminuzione del debito pubblico, attraverso un audit, come già fatto in passato. Inoltre, affinché il contribuente non debba più finanziare le perdite delle grandi banche, queste dovrebbero ridimensionarsi radicalmente. Così, in caso di decisioni sbagliate potrebbero far fallimento, come accade per la maggior parte delle altre imprese.
La regolazione dovrebbe essere trasparente e più facile, in modo da rafforzarne l'impatto. È inoltre necessario imporre alle banche più fondi propri e una certificazione dei loro prodotti. Non è normale che il settore finanziario possa emettere dei prodotti tossici in assoluta impunità.
Bisogna anche reintrodurre la separazione tra banca di deposito e banca d'affari, come era il caso negli Stati Uniti tra il 1933 e il 1999, con il Glass-Steagall Act. Così facendo, le banche che vogliono prendere dei rischi smisurati, devono farlo coi loro soldi e non con quelli del cliente o del contribuente.
Vi è poi anche la proposta di introdurre una tassa sui pagamenti elettronici, avanzata dal finanziere zurighese Felix Bolliger. Non è la Tassa Tobin, ma un sistema semplice ed efficace che potrebbe potenzialmente rimpiazzare tutte le imposte riscosse dagli Stati, per il beneficio di tutti.

Marc Chesney
Cittadino franco-svizzero, Marc Chesney ha studiato matematica ed economia a Parigi e a Ginevra, dove ha difeso la sua tesi di dottorato sui prodotti derivati. Dopo aver lavorato all'HEC di Parigi, oggi è professore di finanza all'università di Zurigo. È membro di Finance Watch e kontrapunkt.

































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