20141209

GUERRA È PACE - LIBERTÀ È SCHIAVITÙ - IGNORANZA È FORZA

1984 di George Orwell: sul muro del Ministero della Verità

La guerra è certamente pace: basta guardare a come sono diventati pacifici Iraq, Afganistan, Yemen, Libia, Siria e Ucraina grazie agli sforzi pacificatori USA-NATO.
Il solo scarto dalla pace assoluta che dovrebbero raggiungere è dovuto alla presenza di alcune persone ancora vive in quei luoghi. Questo potrebbe risolversi da sé, specialmente in Ucraina, dove la gente è di fronte alla prospettiva di sopravvivere ad un freddo inverno senza riscaldamento né elettricità.La libertà è certamente schiavitù: per godere della loro “libertà”, gli americani trascorrono la maggior parte delle loro vite ripagando debiti, siano per mutui sulla casa, per cure mediche dovute a malattia, o per lo studio dei loro figli. In alternativa, possono goderne marcendo in carcere. Inoltre, essi lavorano più ore senza pause e con peggiori benefici che in ogni altro paese sviluppato, e i loro stipendi non sono cresciuti nelle ultime due generazioni. [...]

Una volta che avete sbrigato i vostri doveri di schiavo, potete sempre tornare a casa e leggere qualunque stramberia senza senso che volete in un blog o in un altro. Naturalmente questo è sciocco: potete riempirvi la testa di qualsiasi “conoscenza” volete, ma se provate ad agire in base ad essa scoprirete presto che non vi è permesso.

E quello che rende possibile tutto ciò è il fatto che l’ignoranza è davvero forza: se non fosse per la loro ignoranza, travolgente e intenzionale, sui propri affari e su quelli del mondo in generale, gli americani si sarebbero ormai ribellati, e l’intero castello di carte sarebbe crollato. [...]
La conoscenza è sempre limitata e specifica, ma l’ignoranza è infinita e completamente generale; la conoscenza è difficile da trasmettere e non viaggia più veloce della luce, ma l’ignoranza è istantanea in tutti i punti dell’universo conosciuto e sconosciuto, incluso gli universi alternativi e le dimensioni della cui esistenza siamo totalmente inconsapevoli. In breve, c’è un limite a quello che si può sapere, ma non c’è affatto limite a quello che non si sa ma si crede di sapere! [...]
L’impero americano è un “impero del caos”. Sì, esso fallisce in un modo o nell’altro nel raggiungere pace, prosperità, democrazia, stabilità, nell’evitare crisi umanitarie o nel fermare un sacco di crimini orribili. Ma ce la fa ad ottenere caos. In più, ottiene un meraviglioso nuovo tipo di caos appositamente inventato, chiamato “caos controllato”. È molto meglio del vecchio tipo, qualcosa come il “carbone pulito”, quello che ti puoi strofinare addosso, vai, provaci! Sì, ci sono a giro degli oppositori che dicono cose come “Tu raccogli quel che semini, se semini caos, raccoglierai caos”. Immagino che è solo perché il caos non piace loro. Ad ognuno il suo. O come si dice. [...]

Vivendo negli USA, avete probabilmente celebrato il giorno del Ringraziamento qualche tempo fa, abbuffandovi di tacchino e riempiendovi di salsa di mirtillo, e forse un po’ di torta di zucca. Pensate di sapere che questa festa è collegata ai Padri Pellegrini, che celebrarono il Ringraziamento per primi a Plymouth, Massachusetts, ma sono sicuro che non ricordate l’anno esatto. Ma sono anche sicuro che voi credete che questi pellegrini celebrarono il Ringraziamento festeggiando coi nativi. Potreste perfino aver detto questa storia ai vostri figli, e pensate di avere insegnato loro un po’ di storia piuttosto che di aver allargato il campo della loro ignoranza.

Ecco qui alcuni fatti. I Padri Pellegrini non erano affatto dei pellegrini ma coloni. Furono ri-battezzati come “Pellegrini” nel 19° secolo. Credetemi, nessuno è mai andato in pellegrinaggio a Plymouth, Massachusetts! Questi coloni finirono lì perché, essendo dei marinai incompetenti, mancarono la rada di Boston di una mezza giornata di navigazione, e finirono nella rada di Plymouth, che adesso è esposta, poco profonda e inutile come allora. Loro non celebravano il Ringraziamento, essendo degli strani fanatici religiosi, loro non celebravano neanche il Natale. A dispetto di false “evidenze” presenti nei “social media” del periodo, loro sicuramente non festeggiavano con i locali, i quali a quei tempi parlavano un ottimo inglese e commerciavano col mondo. I locali pensavano che questi coloni fossero un bizzarro culto religioso (cosa vera), che fossero schifosi e puzzolenti (non si lavavano mai e non avevano nessuna idea né di saune né di capanne sudatorie) e che avessero delle abitudini personali ripugnanti (come portare il proprio moccico con sé avvolto in una pezza). Erano quasi senza speranza nel cacciare e nel pescare, e sopravvivevano saccheggiando gli orti dei locali e poi morendo di fame. In cima a tutto ciò, la festa “nazionale” fu creata per la prima volta da Abramo Lincoln all’apice della Guerra Civile, che ci fu (e questo dovreste sicuramente saperlo) molto, molto più tardi. Ed egli non la chiamò “Ringraziamento”, la chiamò “Giorno della Espiazione” per gli orribili crimini che a quel tempo gli americani commettevano fra loro.

Ma questo è successo prima che la Associazione Pubblicitaria del Tacchino Congelato avesse il via libera per aggiustare la storia. Fu un piano semplice e brillante: loro ti propinano una dose eccessiva di triptofano, poi, il giorno dopo, mentre sei ancora intontito, ti spediscono in una frenesia consumistica, montata ad arte e, quasi certamente, accumulerai un debito ad alto interesse e ti ci vorrà buona parte del prossimo anno per pagarlo. Rivolta parte di quegli interessi nei tacchini e nella montatura della festa, ed hai una industria nazionale, una che porta le persone ad indebitarsi comprando prodotti importati di cui non hanno bisogno (ricordate, se non c’è scritto “Made in China” allora è probabilmente un falso) finché ognuno è fallito.

Con una storia così falsificata, il ministero americano della Verità può riuscire anche a proiettarla nel futuro allo stesso modo. Può produrre un livello di ignoranza così sorprendentemente alto che gli americani in generale non sapranno di essere stati sconfitti, e penseranno che il diluvio torrenziale di rancidi reflui mondiali che piove sulle loro teste è la pioggia di Dio, e ringrazieranno per questo. A meno che, cioè, abbastanza americani non si sveglino e comincino a mettere la parola SCONFITTA nel vocabolario nazionale. Questa non è una nazione eccezionale, non una indispensabile, ma una nazione sconfitta. Sconfitta con le proprie mani, nota bene, perché nessuno si è dato una pena particolare per sconfiggerla. Si sono ripetutamente messi in fila per essere bastonati, finché non hanno ottenuto quel che cercavano.

Ora, la sconfitta è risultata essere un grande insegnamento per molti paesi che ne sono usciti piuttosto bene: la Germania (al secondo tentativo), il Giappone, la Russia dopo la Guerra Fredda…
Ovviamente, il primo passo in questo processo di apprendimento è di ammettere la sconfitta. Ma se non volete farlo, va tutto bene, perché c’è sempre l’ignoranza a darvi tutta le forza di cui avete bisogno.

Dimitri Orlov - http://cluborlov.blogspot.it/2014/12/defeat-is-victory.html

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