20141116

Insensata politica dell'immigrazione


Lo Stato italiano ha una politica inconsistente in materia di rifugiati.
Ha salvato in mare decine di migliaia di persone (solo nei primi dieci mesi di quest’anno sono arrivati dal Mediterraneo 153.412 immigrati clandestini), ma le lascia praticamente morire di fame una volta sulla terra ferma.
Gli otto centri ufficiali di prima raccolta situati a Lampedusa, Agrigento e altre città del sud Italia sono al tracollo. Spesso assomigliano a baraccopoli. Materassi a brandelli abbandonati sul pavimento, servizi igienici a pezzi.
I residenti regalano vestiti e cibo, e spesso la sopravvivenza dipende solo da questo.
Ai rifugiati, che da un paese dell’area Schengen vengono rispediti in Italia, le cose vanno peggio.
Si perde ogni diritto ai sussidi statali. A Bari i rifugiati somali in fuga dalla guerra civile hanno dovuto per molto tempo vivere per strada nutrendosi di avanzi di cibo recuperati dai cassonetti della spazzatura.
Secondo una ricerca svolta in Italia dall'associazione svizzera per i rifugiati si è scoperto che a Roma e a Milano molti richiedenti asilo, compresi bambini, sono senza un tetto e possono contare solo sugli aiuti da parte della Chiesa o di privati.
Chi volesse presentare domanda di asilo, deve avere un’abitazione.
Come può un immigrato avere un domicilio se non ha un lavoro?
Un lavoro legale è possibile solo con un permesso di soggiorno e un domicilio.
Un circolo vizioso difficile da interrompere.
Il caso della famiglia di rifugiati afghani che secondo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo non può essere trasferito dalla Svizzera verso l’Italia per motivi umanitari, sta sollevando ora interrogativi sulla politica italiana dei profughi.
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