20140213

Italiani e Francesi osannano i miliardi destinati alle pensioni tedesche

Frankfurter Allgemeine Zeitung
La Germania stanzierà diversi ulteriori miliardi per i pensionati. Cosa ne pensano davvero i nostri vicini europei, che spesso criticano l’austerità tedesca? Inchiesta di Faz.net: La “grosse Koalition” sta programmando una riforma delle pensioni che costerà svariati miliardi di euro e che dovrebbe consentire ai lavoratori dipendenti con molti anni di servizio di andare in pensione senza detrazioni già all’età di 63 anni. Ma come viene realmente accolta l’idea nei nostri paesi vicini, nei quali  la Germania è oggetto di critiche per la sua intransigente politica di austerità? I nostri corrispondenti hanno condotto dei sondaggi e riferiscono da Italia, Francia e Spagna:

1. Italia – La sinistra e i populisti di destra sono favorevoli a rimettere in discussione la questione delle pensioni: il dibattito sul pensionamento anticipato in Germania per un certo numero di italiani rappresenta una manna dal cielo. I politici e i giornali di destra, attribuiscono la colpa dei problemi italiani, a dirla tutta, solo alla cancelliera  Angela Merkel, considerano i tedeschi degli ipocriti. Mentre da Berlino si predica austerità agli altri paesi europei, il governo della cancelliera dispenserebbe regalie al suo elettorato. Una fetta dei partiti di sinistra italiana però pare soddisfatta di avere nuovamente un punto di riferimento su cui basare la richiesta di redistribuzione del lavoro esistente su più persone. Anche l’ex ministro democratico del lavoro Cesare Damiano auspica analogamente che l’età per il pensionamento torni a 62 anni, altrimenti verrebbe a mancare il  ricambio generazionale dei posti di lavoro e i giovani disoccupati italiani si vedrebbero definitivamente tagliati fuori dalle fabbriche. Purtroppo, due anni fa il governo riformista rappresentato dal Primo Ministro Mario Monti non ha affatto sostenuto la possibilità di distribuire il lavoro esistente su più persone e su più generazioni di lavoratori. Per Monti e il suo ministro per gli Affari Sociali Elsa Fornero il primo obiettivo era quello di tagliare la spesa pubblica e con essa il costo del sistema pensionistico. Monti e Fornero, pertanto abolirono il precedente sistema di prepensionamento, per cui molti italiani fino all’anno 2011 potevano andare in pensione già all’età di 60 anni, per esempio con 60 anni di età e 36 anni di contributi. Ora sono necessari 42 anni di contributi o l’età di 66 anni e 3 mesi. L’improvviso cambio di rotta ha suscitato da allora forti critiche riguardo la drastica riduzione dei contributi per coloro che confidando in un pensionamento anticipato con relativa buonuscita hanno dato le dimissioni e ora si trovano senza alcuna retribuzione. Senza contare poi che la “pensione di vecchiaia” è stata per anni vista come un diritto fondamentale in Italia. In effetti fino al 1992 gli italiani potevano andare in pensione con 35 anni di contributi, compreso il servizio militare e il riscatto per gli anni universitari, quindi ad appena cinquant’anni di età. Esistono ancora 500.000 “Baby Pensionati”, che tra il 1973 e il 1992 sono passati dal pubblico impiego al pensionamento anticipato. Per le donne, erano previsti quattordici anni e mezzo di contributi, per gli uomini 20 anni di contributi. L’INPS per questi pensionati prematuri eroga annualmente ancora 9 miliardi di euro.
2. Francia. E’ inaccettabile andare in pensione solo a 67 anni: La riforma delle pensioni tedesca è accolta positivamente  in Francia. Molti francesi sono consapevoli della bassa crescita di popolazione nel paese vicino, ma considerano eccessiva l’età pensionabile a 67 anni. Il presidente francese François Hollande è stato eletto anche grazie alla sua promessa elettorale di annullare parte della riforma delle pensioni del suo predecessore Nicolas Sarkozy. Quindi Hollande ha abbassato l’età pensionabile da 62 a 60 anni per chi ha iniziato a lavorare all’età di 18 o 19 anni. Per il governo francese è impensabile lavorare più di 41 anni per le persone appartenenti a questa fascia di età – soprattutto perché durante la loro vita lavorativa era stato assicurato loro che sarebbero andate in pensione a 60 anni. Ma le le generazioni future dovranno lavorare più a lungo: la riforma delle pensioni adottata nel dicembre scorso da Hollande prevede entro il 2035  l’aumento degli anni contributivi per il raggiungimento di una pensione completa da 41,5 a  43 anni; per i mestieri usuranti verranno accreditati anni in più. Siccome l’età attuale del primo impiego è di 22,6 anni, i francesi ora così devono lavorare fino ad almeno 64 anni per ricevere il trattamento pensionistico intero. Il prepensionamento può essere richiesto solo dopo il compimento del 62esimo anno di età. Anche l’innalzamento della pensione per maternità in Germania è accolta favorevolmente in  Francia e ben si concilia con l’accusa spesso mossa dai francesi al governo federale, che farebbe troppo poco per promuovere il consumo interno.
3. Spagna – La critica di Schroeder la fa da padrona: Mentre la stampa locale riporta correttamente le notizie sui piani pensionistici della Große Koalition,  gli spagnoli non risparmiano commenti pungenti: i tedeschi, come è stato spesso detto recentemente, potrebbero ora andare beatamente in pensione a 63 anni – e tutto proprio nel momento in cui la loro cancelliera Angela Merkel fa la  castigamatti costringendo i paesi del Sud Europa, per esempio gli spagnoli, a ritardardare il pensionamento a 67 anni. Ma i dibattiti e polemiche, soprattutto tra i politici e i partiti spagnoli, sono rimasti, perché i 45 anni di versamenti contributivi considerati indispensabili in Germania superano di gran lunga quei 35 anni che i lavoratori spagnoli devono dimostrare se vorranno andare in pensione, dopo la riforma nostrana a cui si darà il via dal 2027, a 65 anni di età anziché 27. Ma lo scalpore più grande in Spagna, nel frattempo, lo ha suscitato l’intervento dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, che ha definito questa iniziativa un “segnale sbagliato” e un “passo indietro” rispetto all’Agenda 2010. Le sue tesi sono state considerate più credibili rispetto alla magnamimità della nuova Große Koalition. Nonostante tutta la fiducia riposta nel grasso portafoglio dei tedeschi, anche gli spagnoli dubitano fortemente che i riformatori delle pensioni di Berlino possano davvero permettersi, nel lungo termine, questi costi aggiuntivi di miliardi di euro l’anno.
[Articolo originale "Italiener und Franzosen loben deutsche Rentenmilliarden "]
italiadallestero.info http://italiadallestero.info/archives/19537

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